La lezione della Pop Art e' ben viva anche oggi.
Kienholz, Rosenquist, Lichtenstein, realizzarono infatti negli anni '60 un'operazione culturale di portata immensa: posero l'oggetto di consumo al centro del discorso artistico.
Nel caso della pittura, esso veniva assunto all'interno del dipinto nell'ambito di un "assemblaggio".
A questa visione del reale si riallaccia, negli anni '80, il fenomeno del medialismo, che pone in primo piano l'immagine metropolitana, strettamente interattiva con la musica, e ne enfatizza la velocità e il consumo repentino.
La pittura di Andy si colloca idealmente in questa linea espressiva, vissuta e filtrata a mezzo di una complessa esperienza soggettiva.
Le origini della ricerca sono da identificare nella formazione dell'artista, illustratore e grafico pubblicitario, ma anche sperimentatore di una musica che, come egli stesso afferma, "si fonda sulla commistione di elettronico e suonato".
La pittura si muove dunque in un territorio di confine, dove si avvertono le intersezioni di diverse forme espressive, simultaneamente.
Un universo cangiante che non misconosce mai la sua identità, ma che si pone sempre in gioco, tra regole precostituite e trasgressività.
In questo modo la pittura diventa un microcosmo mutevole, ispirato da diversi contributi linguistici, che si saldano in molteplici sinestesie.
La figurazione di Andy è attenta alla realtà contemporanea, esprime un concetto dell'io collegato ai rapidi mutamenti del comportamento sociale, di un mondo caratterizzato da innovazioni profonde, di carattere tecnologico e mediale, segnato molto spesso da un polimorfismo di pratiche, da una spersonalizzazione che trae le sue radici dal bisogno di ostentare tout court, ma che, proprio per questo, consente una libertà sfrenata di reinventarsi.
Il carattere fondamentale del suo lavoro risiede nell'abilità di creare intersezioni tra dettagli, flash catturati insinuandosi nelle maglie di una realtà nella quale ci muoviamo talora a fatica, e rivisitati alla luce di un'immaginazione produttiva cui è intrinseca una qualità visionaria.
La risultante e' un coacervo di momenti infinitesimi che affollano la vita, colti in un crescendo scenografico: una sorta di archeologia contemporanea della visione, dove il soggetto è l'attore di uno scenario mutevole, mai anticipabile.
Porsi in relazione con il proprio tempo significa, dunque, orientarsi verso una costruzione allargata capace di assorbire in se' feticci e contraddizioni.
IncuboDejavou, Disoriented, Dormiveglia, Suspence, Microsensore, Mixingdreams; da questi titoli di alcuni lavori, scelti a caso, si evidenziano - non senza il filtro di una sottile ironia - taluni modelli che contrassegnano quella che Guy Debord definisce la "società dello spettacolo" ( ovvero la realtà contemporanea) nella quale la costruzione delle immagini è il prodotto di un costante, paziente processo di decontestualizzazione.
Il grande formato dei dipinti definisce un'atmosfera spiazzante; l'uso dei colori fluorescenti, oltre che conferire all'opera una qualità intensa, enfatizza i cromatismi della pubblicità, della cartellonistica, contrastanti, aggressivi, artificiali.
La struttura del dipinto palesa un racconto spezzettato, sempre in bilico tra chiarezza e ambiguità; volti, scene, figure, diventano radiografie di un'esistenza sovraccarica di informazioni, sensazionalistica ma disidratata.
Il lavoro risulta un collettore di situazioni che mostrano come non sia possibile decifrare la vita se non per paradossi, mediante un mosaico di immagini che incuriosiscono giocando senza risoluzione tra il feticismo dell'icona e il suo potere rassicurante.
La pittura di Andy assume, allora, una dimensione tesa a irradiare segnali il cui fine è la verifica delle relazioni tra generi e ambiti multiformi di espressione, in una stratificazione di messaggi, che sovvertono continuamente il rapporto tra centro e periferia.
Tiziana Conti
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